STORIA: 98 anni fa la grande Frana che rase al suolo l'antica San Fratello.

SPECIALE/STORIA
La notte tra il 7 e l'8 gennaio del 1922, l'intero paese cominciò a scivolare verso la vallata del Furiano. 
E' la notte più buia e terribile della storia del territorio.
La frana è stato un evento così grave, da aver cambiato la storia del comune siciliano di San Fratello e quella del Borgo di  Acquedolci.
In una notte di gennaio gelida e senza luna, dopo giorni di piogge e abbondanti nevicate, la ricca e potente San Fratello sprofonda con i propri tesori.
di Enrico Caiola
Le cifre del disastro che cancellò due terzi dell'antico paese ci mostrano uno scenario apocalittico: Sono state dieci le chiese distrutte,due le vittime ufficiali,almeno 4 mila gli edifici rasi al suolo compresi edifici pubblici e strutture religiose. Gli sfollati inizialmente stimati in cinquemila furono in realtà circa diecimila. Mentre la popolazione si rifugiava nei fienili, la situazione sanitaria precipitò; casi di tubercolosi e colera, influenza spagnola ed epatite, causarono decine di decessi. I soccorsi inviati dal Governo furono presi d'assalto dalla popolazione affamata. Ci furono anche alcuni casi di sciacallaggio. Vennero distrutti gli archivi anagrafici e le biblioteche, venne cioè colpita la memoria storica del paese. 
"...Fu una notte terribile, fu un disastro..", i racconti della frana iniziano in questo modo ed i sentimenti tramandati dalle generazioni di uomini e donne che vissero quell'evento,prendono generalmente il sopravvento in chi racconta quella storia drammatica. La notte del 1922 è una notte gelida e "senza luna", tanti testimoni la definiscono "nera notte" e tramandano che quella sera alcuni animali innervositi venivano rinchiusi a fatica nei tipici fienili che erano posti sotto le case. Il nervosismo degli animali domestici e la fuga di alcuni cavalli sembrano tutti segnali premonitori di un disastro che già si era manifestato negli anni con piccole crepe e smottamenti che venivano prontamente riparati. In tanti raccontano che, nei primi giorni dell'anno 1922, accadeva che l'acqua delle cisterne ricavate sotto le abitazioni, spesso si prosciugasse o, in alcuni casi, sovrabbondava piena di fango. "La catastrofica distruzione di San Fratello cominciò verso l'una di notte tra il 7 e l'8 gennaio 1922 quando, dopo raffiche di pioggia e di neve, si cominciò ad avvertire un agghiacciante scricchiolio di muri. Il paese era immerso nel sonno e nel buio dell'inverno tra i più rigidi di quel secolo. Nessuno tuttavia avrebbe immaginato cosa sarebbe accaduto di lì a poche ore e quale immane sciagura si sarebbe verificata allo spuntar del giorno.."(tratto dal libro i "Personaggi storici di San Fratello" a cura di Salvatore Di Fazio)
Lo smottamento ebbe inizio intorno alla mezzanotte del 7 gennaio passò inizialmente inosservato, salvo essere notato da un giovane avvocato che stava uscendo dalla sede del locale "circolo di lettura". Sembra che sia stato il primo a lanciare l'allarme. Il disastro perciò colse i sanfratellani nel sonno; fu abbastanza lento da permettere la fuga,ma fu abbastanza veloce da cancellare in poche ore secoli di storia e capolavori dell'arte. In appena una notte, piazze, strade, case, punti di riferimento e memoria di un popolo, erano divenute poco più che fango. Andarono distrutte opere d'arte come dipinti,statue,affreschi,suppellettili riccamente intarsiate. Lo smottamento inesorabile ed i crolli rovinosi, trascinarono balaustrate, archivi e biblioteche, palazzi nobiliari pieni di ricchezze. Mentre i boati, provenienti dalle viscere di quella montagna ritenuta fino ad allora sicura, impaurivano la popolazione che in gran numero affollava gli antichi vicoli che sprofondavano. Risalendo dalla zona bassa del paese, la frana aggredì i quartieri del crinale ovest, trascinando tutto. Scomparvero i rioni Matrice, Valle,Calvario, Pescheria, Badia, Sant'Ignazio, Murata.. che si sviluppavano a ridosso del maestoso sperone roccioso denominato Roccaforte.
Le urla di terrore dei bambini,svegliati di soprassalto da adulti terrorizzati; le grida degli anziani che non riescono a fuggire; gli spari dei militari a cavallo; gli animali ed il bestiame che fuggono come in preda alla follia lungo i vicoli, mescolandosi con la popolazione; gli ultimi macabri rintocchi luttuosi delle campane delle chiese che crollano; divennero protagonisti dei racconti degli scampati alla calamità. La frana è un dramma che ha impressionato migliaia di persone e che è stato trasmesso con i racconti in tutta la sua crudezza e drammaticità. Tra le storie dei testimoni, emergono vicende personali, ricordi, avvenimenti impressionanti. Le strade si squarciavano sotto i piedi di chi fuggiva terrorizzato avvolto nelle coperte, colto di soprassalto nella notte. Le urla degli abitanti generavano un brusio pauroso che rassomigliava in lontananza ad un macabro pianto. I boati ed i crolli accompagnavano questo lamento che si udiva dalle campagne vicine. 
Qualcuno giungeva in paese in quel momento e si ritrovò in località Ninfi a ridosso della paurosa fessurazione che oggi chiamiamo "fronte della frana".Gli animali,si racconta, a quel punto si rifiutarono di andare oltre.
In lontananza, le urla e i boati producevano un unico agghiacciante rumore. Nel paese, intanto, si consumava il disastro.Mentre si moltiplicavano i crolli e le crepe compromettevano la staticità della bella e antica Chiesa Madre, un gruppo di fedeli entrò lungo la grande navata centrale ormai sprofondata. L' antico Crocifisso venne portato fuori a spalla. Questa immagine del Cristo che si muoveva a fatica tra la fola terrorizzata, è uno dei ricordi indelebili perchè, per alcuni, la Frana aveva assunto a quel punto le caratteristiche della "fine del mondo". In effetti finiva un'epoca e, mentre si sbriciolavano le chiese ed i palazzi del potere, andava in frantumi anche il rigido assetto feudale che aveva caratterizzato gli ultimi 600 anni di storia sanfratellana. L'antica San Fratello, ricca e potente, veniva rasa al suolo e, dalle sue macerie, il popolo in fuga avrebbe fatto sorgere in pochi anni un nuovo paese.
Prima della frana, San Fratello, era un centro siciliano antico e carico di una storia millenaria che era leggibile negli edifici e nelle chiese che erano state edificate nell'arco dei secoli.
Alcuni documenti e qualche foto sbiadita, mostrano un paese sovraffollato e ricco di arte e monumenti. Costruito sul crinale della montagna, l'antico abitato, era interamente edificato in pietra e marmo locale. Quasi mille anni di storia, con le caratteristiche costruzioni risalenti alle dominazioni araba, normanna e spagnola stratificate secolo dopo secolo negli edifici. nessuno aveva mai immaginato che, il grave dissesto che la montagna nascondeva nelle proprie viscere piene di acqua e argilla, avrebbe potuto scatenare una simile tragedia. Il territorio sul quale era adagiato il paese era geologicamente debole e friabile, sovraccaricato ormai da un peso divenuto insostenibile. Cisterne e magazzini scavati nella roccia, avevano alterato il delicato equilibrio della montagna e così, nella notte tra il 7 e l'8 gennaio 1922, quel delicato equilibrio si spezzò e tutto cominciò a crollare.
Se immaginiamo per un attimo di affacciarci dallo spiazzale antistante alla chiesa ottagonale del Crocifisso, una delle poche chiese ottagonali d'Italia, avremmo osservato un paese sovraffollato, pieno di vicoli e stradine, in tutta la sua bellezza e vivacità. Il centro cittadino era costituito dai quartieri spagnoli, dove sorgevano case borghesi e palazzi gentilizi adornati da fregi barocchi. Le costruzioni più belle erano circondate da umili dimore popolari.Un contrasto che caratterizzava la fitta rete di vicoli e stradelle che spesso confluivano in pittoreschi slarghi. Una società di ricchissimi e poverissimi che condividevano i limitati spazi dei vecchi quartieri. Dopo la prima frana di metà '700, si era attivato uno sviluppo urbanistico a sud ovest del paese.
Tra balaustrate, statue, colonne, archi, viuzze e piazze, emergeva il dramma di una popolazione di disperati. Nella San Fratello divisa da lotte di potere che si consumavano all'ombra delle due grandi chiese, il medioevo era ancora presente nel 1922. Circa il 90% dei sanfratellani ,cioè la grande massa di popolazione, viveva la piaga della fame e della povertà, della denutrizione e della carenza di igiene.Nelle umili case, dove gli uomini condividevano gli ambienti con gli animali, non esistevano i bagni. Allo stesso modo nelle abitazioni benestanti erano assenti i servizi igienici. Dimenticati dai potenti, che litigavano quotidianamente tra loro per governare il Paese, i poveri pagavano sulla propria pelle il prezzo altissimo di una realtà profondamente ingiusta. 
L'antica e sovraffollata San Fratello, a causa della carenza dei servizi igienici e della presenza di animali che condividevano gli spazi con la popolazione più povera, registrava frequenti casi di esplosioni epidemiche come colera e tubercolosi e, perciò, era spesso capitato che il Paese fosse messo in quarantena. Nel susseguirsi degli anni e nell'alternarsi degli eventi, si ripetevano immutate le tradizioni millenarie e le feste.
I Gesuiti e i Domenicani sono stati presenti in epoca spagnola tra il 1500 ed il 1700. Teologi come Domenico Giovanni Candela che, per oltre trent'anni, ricoprì incarichi di governo tra la Sicilia e Napoli all'interno dell'ordine e Giuseppe Cajola, generale della Compagnia di Gesù in Sicilia, sono i nomi degli illustri sanfratellani nel periodo precedente alla Frana di metà settecento. In paese erano stati presenti anche i Francescani che, in onore del cittadino frà Benedetto Manasseri,avevano costruito il chiostro del Monastero, le suore Benedettine avevano fatto costruire invece la Badìa e accoglievano gli orfani. Sul finire dell'800 si era insediata una piccola Comunità di Suore Riparatrici del Sacro Cuore che cominciarono da subito ad ammettere numerose novizie. San Fratello è stata anche la patria di grandissimi economisti come Giuseppe e Paolo RiccaSalerno e di militari e uomini politici di rilievo. E' stata perciò, da sempre, una realtà abbastanza dinamica sul piano culturale, religioso e militare.
"Capoluogo di mandamento", come ebbe a definirlo il professore Sebastiano Salomone nella sua opera "Le Province Siciliane", San Fratello conservava i ruderi di un castello fortificato, il Castello di San Filadelfio, risalente all'epoca Normanna, probabilmente raso al suolo da un'altra grande frana verificatasi nel febbraio del 1745.  Nel 1870, per  bloccare gli smottamenti che frequentemente colpivano il quartiere della pescheria, il sindaco Alfonso Taormina aveva avviato i lavori di costruzione di un grandioso muro di contenimento che prenderà il nome di "Muratta". Nel 1922 il disastro ebbe inizio proprio quando a cedere sarà questo imponente muraglione che, di fatto, teneva fermo il paese. Il centro abitato insisteva su un territorio ormai compromesso dall'enorme peso delle costruzioni che erano spesso dotate di cisterne che avevano "cariato" la montagna.
Il sacerdote Luigi Vasi esprime,nelle sue Memorie, tutto il suo disappunto e la sua protesta per un Paese che correva dietro le divisioni e non interveniva a riparare le grosse crepe della Matrice dell'Assunta. Queste crepe nei muri, ad inizio '900, erano così grandi da essere normalmente "riempite" addirittura con sedie e legname. Quell'anno, nel 1922, in seguito alle forti piogge ed alle abbondanti nevicate,la situazione precipitò improvvisamente e i piccoli smottamenti già attivi cominciarono ad innescare una diffusa situazione di instabilità geologica dell'intero Paese. L'intera montagna cominciò a cedere, a scivolare sotto il proprio peso. Si verificavano violenti tremori che durarono per ore. Nel disastro crollarono anche il Palazzo del Municipio, la Pretura, ed il palazzo Postelegrafico. I morti furono due, un uomo e l'anziana madre ritrovati abbracciati sotto le macerie del campanile.
Le cronache dell'epoca raccontano: (fonte Giornale di Sicilia del 10 gennaio 1922)
"E’giunta notizia di una tremenda sciagura avvenuta in un paesello della nostra provincia e precisamente nel comune di San Fratello. Questo comune sorge su un monte, e questa notte, a causa della corrosione prodotta dalle acque,le rocce sono sprofondate,travolgendo in una rovina quasi tutte le case del paese. Fra gli altri edifici rovinati nella voragine vi sono la Cattedrale e il Municipio. Non si conosce il numero dei morti e dei feriti perché mancano i particolari dell’immane tragedia. Si sa che almeno cinquecento famiglie sono senza tetto”. La notizia si diffuse in fretta e lasciò sgomente le comunità vicine. Chi giungeva a San Fratello, non trovava più il paese.
Un'altra testimonianza racconta:“La frana continua a San Fratello, il suo movimento minaccia seriamente l’altra parte del paese, che è stata fatta sgombrare. La popolazione è sgomentata. Una triste processione di carri, animali,e persone,carichi di masserizie,cercano altrove rifugio. Si crede che il paese dovrà essere ricostruito inferiormente altrove, essendo attualmente fondato su un terreno insidiato da profonde corrosioni sotterranee. Il prefetto Frigerio si trova sul luogo, ove sta impartendo energiche disposizioni per evitare vittime umane.Molte costruzioni sono state travolte e inghiottite e fra esse sono scomparse la chiesa, la pretura, il municipio, la strada provinciale interna del paese". Proprio durante il disastro, tra le urla di terrore, una bambina nasceva nel Palazzo Mammana, mentre le vittime furono due, un giovane che morì nel tentativo di salvare l'anziana madre.Entrambi, madre e figlio, vennero ritrovati abbracciati sotto le macerie del Campanile della Matrice.
La notizia si diffuse in fretta e lasciò sgomente le comunità vicine. Chi giungeva a San Fratello, non trovava più il paese.
Sul posto giunse perciò  il Prefetto di Messina che trasmise al Governo una relazione sulla situazione preoccupante anche sotto il profilo sanitario: "I fuggiaschi-relazionò il Prefetto-non hanno potuto salvare dalla rovina che pochissime cose e sono tutti nella angosciosa miseria." I più ricchi del paese si ritrovarono improvvisamente in mezzo ad una strada e senza indumenti; nei fienili, dove i disastrati infreddoliti condividevano il giaciglio gli animali, la situazione igienica precipitò e si registrarono casi di epidemie zoonotiche. L'erisipelosi, cioè la comparsa di macchie rosse sulla pelle e la tubercolosi furono casi frequenti. Il dramma di San Fratello si trasformò in emergenza umanitaria per migliaia di persone esposte al freddo del rigido inverno del 1922. Malattie cardiocircolatorie e assideramento, ma anche la paura, furono frequenti casi di decesso, specialmente negli anziani che, nel vedere crollare i punti di riferimento morivano di crepacuore.
Gli sfollati furono oltre 9 mila dei quali 3 mila furono in un primo tempo dichiarati dispersi. 
Gli aiuti vennero dati immediatamente a circa 500 famiglie, ma le stime iniziali dovettero essere riviste. I soccorsi inviati dovettero fare i conti con una popolazione ben al di sopra delle previsioni. San Fratello era un grosso paese di oltre 12 mila residenti e contava almeno 3 mila persone non registrate, allevatori e umili contadini che lavoravano nei campi. Il totale della popolazione che viveva nel paese e abitava in prossimità del territorio colpito dal dissesto idrogeologico, sfiorava le 15 mila unità effettive. Rischio di epidemie, sciacallaggio, fame, freddo, anziani, feriti.. La vicenda di San Fratello colpì l'opinione pubblica dell'epoca. Il disastro fu uno degli eventi geologici più impressionanti del '900 siciliano. Della vicenda sanfratellana se ne parlò in tutta Italia. La situazione fu resa più difficoltosa per il fatto che nei crolli andarono smarriti gli archivi anagrafici e, per ricostruire la popolazione effettiva, si dovette ricorrere agli archivi diocesani, perchè anche le chiese erano crollate o pericolanti e avevano perso i propri registri. II Governo dell'epoca guidato dal liberale Luigi Facta, inviò da Roma l'esercito affinchè la situazione fosse mantenuta sotto controllo.
 
L'effetto immediato della Grande Frana, è stato la scelta di progettare una delocalizzazione che ha portato in definitiva alla nascita del nuovo paese di Acquedolci. L'evento geologico, di per se gravissimo, era difatti scaturito dalla crescita non pianificata dell'antico paese che aveva, di fatto, causato l'appesantimento di una montagna carica di depositi argillosi. La frana, che ha stravolto il comune di San Fratello determinandone l'inarrestabile e doloroso declino, ha però un precedente storico che, secondo le cronache, si è verificato nel febbraio nel 1754. Quel disastro aveva addirittura convinto il Principe di Palagonia che amministrava il Feudo, ad immaginare uno spostamento dell'intero paese nella località Acquedolci. Ma la popolazione fu contraria e si rifiutò di abbandonare il territorio.Nel 1754, lo smottamento interessò la parte est dell'abitato. San Fratello, però risorse da quell'evento remoto e venne riedificata nel crinale ovest della Montagna, in quella zona dove, 98 anni fa, si verificò la grande frana dalla quale sarebbe nata la moderna Acquedolci.

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