STORIA /8 gennaio 1922: La "nera notte di San Fratello".

Piccole crepe e  smottamenti furono sottovalutati sin dall'inizio del secolo.
Già nella seconda metà dell '800 il sindaco Taormina aveva tentato di arginare lo scivolamento di alcuni quartieri avviando la realizzazione della "Murata", un enorme muro di contenimento che improvvisamente, 96 anni fa iniziò a collassare.
Sono trascorsi 96 anni dalla "Grande Frana".
Quello che accadde tra il 7 e l'8 gennaio di 96 anni fa ha sconvolto la storia di un paese e dato origine alla delocalizzazione ad Acquedolci. Le vittime sepolte sotto le macerie furono due,un giovane e l'anziana madre. Tanti anziani morirono di crepacuore nei giorni seguenti.
La Frana è anche una ferita enorme al patrimonio artistico della Sicilia.
di Enrico Caiola
(nell'immagine:la tela "IL RITORNO DELLA PRIMAVERA",messaggio che vuole augurare a San Fratello la rinascita dopo gli storici disastri geologici. L'artista acquedolciano Ben Ventura disegnò quest'opera dopo la frana del 2010. Colori armoniosi circondano l'antico paese di San Fratello che cinge la Roccaforte maestosa come attorno ad una cattedrale di pietra, in una preghiera silenziosa.)
San Fratello in un quadro di Ben Ventura
La STORIA:
Questo il contenuto di uno dei primi telegrammi inviati a Roma per chiedere aiuto:
“E’ giunta notizia di una tremenda sciagura avvenuta in un paesello della nostra provincia e precisamente nel comune di San Fratello. Questo comune sorge su un monte, e questa notte, a causa della corrosione prodotta dalle acque, le rocce sono sprofondate, travolgendo in una rovina quasi tutte le case del paese. Fra gli altri edifici rovinati nella voragine vi sono la Cattedrale e il Municipio. Non si conosce il numero dei morti e dei feriti perché mancano i particolari dell’immane tragedia. Si sa che almeno cinquecento famiglie sono senza tetto”.
La notizia si diffuse in fretta..
San Fratello era uno dei comuni più importanti e ricchi della Sicilia, patria di santi, teologi e militari, di docenti, medici, scrittori, politici e poeti. Il paese di San Benedetto aveva dato i natali anche ad illustrissimi economisti di fama internazionale ed era il paese di origine del Ministro della Guerra dell'epoca.
Un'altra testimonianza racconta:
“La frana continua a San Fratello, il suo movimento minaccia seriamente l’altra parte del paese, che è stata fatta sgombrare. La popolazione è sgomentata. Una triste processione di carri, animali,e persone,carichi di masserizie, cercano altrove rifugio. Si crede che il paese dovrà essere ricostruito inferiormente altrove, essendo attualmente fondato su un terreno insidiato da profonde corrosioni sotterranee. Il prefetto Frigerio si trova sul luogo, ove sta impartendo energiche disposizioni per evitare vittime umane.Molte costruzioni sono state travolte e inghiottite e fra esse sono scomparse la chiesa, la pretura, il municipio, la strada provinciale interna del paese."
Popolosa e ricchissima.San Fratello era una delle cittadine più potenti della Sicilia nord orientale.
Quello dell'8 gennaio  del 1922 è uno dei disastri siciliani più gravi del '900.
Lo smottamento fu spaventoso e travolse migliaia di case,antiche vie, eleganti piazze, circa dieci le chiese che vennero rase al suolo assieme a statue e dipinti, un patrimonio artistico immenso. Nella frana crolla anche la Chiesa Madre dell'Assunta ad impianto basilicale e, ancora,furono distrutti il Palazzo del Municipio e l'archivio anagrafico,la Pretura,le Scuole,l'edificio Postelegrafico.un Convento di suore e la Caserma.
Fu una distruzione quasi totale che lasciò senza abitazione circa 9 mila  persone.
Il dramma, quello di San Fratello,che si trasformò presto in emergenza umanitaria. Rischio di epidemie e fenomeni di sciacallaggio, determinarono il Governo dell'epoca ad inviare sul posto l'Esercito. I soccorritori che riuscirono ad aprirsi una strada  nella montagna ed a raggiungere il luogo del disastro,ormai isolato dal mondo,si trovarono innanzi una situazione impressionante. Mentre le terra ancora si muoveva e scivolava, le case e le chiese scomparivano per sempre nel fango che ribolliva dal sottosuolo. A san Fratello si verificò una liquefazione del terreno ed enormi macigni scivolarono a valle.
Gli aiuti vennero dati immediatamente a circa 500 famiglie, ma le stime iniziali vennero riviste. I soccorsi inviati dovettero fare i conti con una popolazione ben al di sopra delle previsioni. Migliaia di disperati e affamati presero d'assalto i mezzi con i viveri. San Fratello era un grosso paese di oltre 12 mila residenti e contava almeno 3 mila persone non registrate, allevatori e umili contadini che lavoravano nei campi. Il totale della popolazione sfiorava le 15 mila unità effettive. Si trattava di uno dei paesi più popolosi della provincia e di una delle 50 cittadine più importanti della Sicilia. Rischio di epidemie di colera, sciacallaggio, fame, freddo, anziani, feriti, bambini, tantissimi bambini.. 

La vicenda di San Fratello scosse l'opinione pubblica dell'epoca. Il disastro fu uno degli eventi geologici più impressionanti del '900 siciliano. Della vicenda sanfratellana se ne parlò in tutta Italia e "l'illustrazione del Popolo" la  popolare rivista nazionale, fece il giro della  maggiori città italiane. La ricostruzione della situazione demografica di San Fratello è stata difficoltosa per il fatto che nei crolli andarono smarriti gli archivi anagrafici e per ricostruire la popolazione effettiva si dovette ricorrere agli archivi diocesani, perchè anche le chiese erano crollate o pericolanti e avevano perso i propri registri. I racconti di quello che accadde quella notte riecheggiano ancora carichi di terrore a distanza di 96 anni e affascinano e sconvolgono grandi e piccini. La Grande Frana è anche un racconto, il racconto di un popolo che in poche ore ha perso riferimenti identitari e affettivi. Immaginate di essere svegliati di soprassalto dalle urla di terrore e dagli spari dei militari,immaginate  di rabbrividire nel cuore della notte per  i terribili scricchioli provenienti dalle viscere di una montagna che fino a  quel momento sembrava forte e sicura.. la certezza di una casa che crolla in pochi istanti, il frutto di una vita di sacrifici che  si  frantuma, i ricordi più cari e ogni bene che affonda nel fango..qualche secondo per strappare la foto di un caro estinto, qualche mobile, ricordo di famiglia..Nulla più. Improvvisamente poveri, senza indumenti, senza cibo, tra la neve e il fango. E' il racconto che sanfratellani e acquedolcesi, condividono, un racconto  che si tramanda da generazioni. Una comunità improvvisamente priva di riferimenti sicuri, anche la colossale Roccaforte ad un tratto vacilla e un unico urlo si solleva  da migliaia  di persone in fuga. In piena notte, tra le due e le cinque del mattino del giorno 8 gennaio del 1922, si consuma una tragedia immensa che travolge ogni cosa e annulla un intero paese.
La parola "Frana" diventa sinonimo di "apocalisse". E di un'apocalisse effettivamente si tratta. E' la fine di un'epoca, la fine di un mondo circoscritto e particolarmente isolato, tanto da avere san Fratello nei secoli elaborato addirittura un proprio unico e particolarissimo dialetto che la rende diversa da tutti gli altri paesi dei Nebrodi. Il biografo Salvatore Emanuele ci racconta la Frana, è un racconto simile ad altri, un dialogo tra Salvatore e la sua mamma, sfollata nel disastro e traferitasi ad Acquedolci per  seguire un sogno di rinascita:
"Mamma, a cosa serve questa bilancia e questi tanti pesi e pesetti che vi stanno intorno?  a cosa servono questi rotoloni di stoffa colorata e con le gore? E questa stadera dal grande piatto e lungo braccio con appeso il “Romano”, a cosa ti serviva?
- Ed ella a me con tanta mirabile pazienza e gli occhi inumiditi da una lacrima che le scorreva sopra le guance, rispondeva: 
<<Figlio mio, tu non puoi sapere quanti e quanti sacrifici ebbero a sopportare gli invasi dalla catastrofe in quella tremenda e «nera» notte.>>
In casa nostra v’erano pochi e miseri mobili recuperati dalle macerie: un cassettone d’antica fattura riparato nella sua struttura ma con i cassetti originarli; una vecchia credenza ed una vetrinetta ricostruita e rabberciata alla belle-meglio. Un’antico tavolo di legno di ciliegio con apertura a libro, rimasto, miracolosamente, indenne...." 
-l'approfondimento-
Ma San Fratello, com'era???
Ciò che giunge fino a noi sono alcuni documenti e alcune foto sbiadite antecedenti al 1922, ci mostrano un Paese meraviglioso e ricco di arte e monumenti. Costruito interamente in pietra e marmo locale, il Paese ha quasi mille anni di storia stratificata secolo dopo secolo, ma poggia le sue antiche fondamenta su una montagna geologicamente debole e friabile. La notte tra il 7 e l'8 gennaio 1922, l'equilibrio si spezza e tutta la montagna comincia a scivolare verso il Torrente Furiano.
foto di Raffaella Nardone- gennaio 2017
Oggi non rimangono che poche pietre, qualche pezzo di casa, alcune colonne di quella che fu un tempo la grandiosa Matrice dell'Assunta. Salendo verso Roccaforte il grande vuoto creatosi in poche ore, lascia lo spazio all'immaginazione. Li sorgeva la Badia ed il Convento delle Suore, poco oltre la Chiesa della Maddalena, da qualche parte laggiù la casa natale di San Benedetto Manasseri era divenuta una piccola chiesetta. Nella parte bassa del Paese si ergeva maestosa la Matrice dell'Assunta, un edificio grande e solenne, interamente in pietra e marmo locali al cui interno tra le antiche colonne di marmo che sorreggevano gli archi delle navate ed il transetto,erano custoditi gioielli artistici del più raffinato barocco siciliano, Marabitti,Guacci, Gagini,Fra Umile..sono alcuni degli artisti autori delle  meravigliose sculture e dei bellissimi pulpiti delle chiese sanfratellane.
foto di Raffaella Nardone- gennaio 2017
Affacciandoci dallo spiazzale antistante alla chiesa ottagonale del Crocifisso,una delle poche chiese ottagonali  d'Occidente, avremmo osservato un paese sovraffollato, pieno di vicoli e stradine, in tutta la sua bellezza. Si tramanda che San Fratello fosse uno scrigno di gioielli artistici. Si racconta che le strade fossero interamente lastricate di marmo locale, nel centro dei quartieri spagnoli, le une alle altre aggrappate, addossate ai maestosi palazzi gentilizi, si assiepavano umili dimore popolari. Uno spettacolo urbanistico che esprimeva il contrasto di una società di ricchissimi e poverissimi ma, al contempo, mostrava al visitatore la stratificazione urbanistica prodotta  dalle varie epoche storiche che da circa 900 anni avevano apportato modifiche e arricchimenti al tessuto urbano del paese, sopratutto dopo la prima frana di metà '700, smottamento scarsamente documentato che probabilmente attivò uno sviluppo urbanistico a sud del paese.
Tra balaustrate, statue, colonne, archi, viuzze e piazze, emergeva il dramma di una popolazione di disperati. Nella San Fratello divisa da lotte di potere che si consumavano all'ombra dei due Campanili,circa il 90% dei sanfratellani ,cioè la grande massa di popolazione, viveva la piaga della fame e della povertà, della denutrizione e della carenza di igiene. Dimenticati dai potenti, che litigavano quotidianamente tra loro per governare il Paese, i poveri pagavano sulla propria pelle il prezzo altissimo di una realtà profondamente ingiusta. L'antica e sovraffollata San Fratello, a causa della carenza dei servizi igienici e della presenza di animali che condividevano gli spazi con la popolazione più povera, registrava frequenti casi di esplosioni epidemiche come colera e tubercolosi e, perciò, era spesso capitato che il Paese fosse messo in quarantena. Nel susseguirsi degli anni e nell'alternarsi degli eventi, si ripetevano le tradizioni millenarie e le feste. Nelle chiese illuminate da ceri perenni, vi erano statue, altari, tele e dipinti di rara bellezza,realizzati dai migliori artisti siciliani e oggetto di venerazione per migliaia di fedeli.Quello che danneggiava il paese erano però le inconciliabili divisioni, i litigi, le "lotte di Campanile" che avevano diviso i religiosi, i politici e trascinato l'intera Comunità in un'assurda incomprensione  tra "nicolini" e "mariannei", entrambi espressioni di centri di potere in contesa per la primazia sul paese, gli uni nella parte Alta, gli altri nella parte Bassa dell'abitato. Nei secoli si era prodotta una grave spaccatura interna che, di fatto, aveva creato due Comunità che convivevano forzatamente all'interno dello stesso Centro. Le due realtà facevano a gara per superare l'altra e nelle varie epoche il paese si era arricchito. Era fortissimo il sentimento religioso,in un paese la cui popolazione era organizzata secondo una gerarchia piramidale tipica del Medioevo. I Gesuiti e i Domenicani sono stati presenti in epoca spagnola tra il 1500 ed il 1700. Teologi  come Domenico Giovanni Candela che per oltre trent'anni ricoprì incarichi di governo tra la Sicilia e Napoli all'interno dell'ordine, e Giuseppe Cajola generale della Compagnia di Gesù in Sicilia, sono i nomi degli illustri sanfratellani nel periodo precedente alla Frana di metà settecento. In paese erano stati presenti anche i Francescani che, in onore del cittadino frà Benedetto Manasseri,avevano costruito il chiostro del Monastero, le suore Benedettine avevano fatto costruire invece la Badia e davano sostegno agli orfani. Sul finire dell'800 si era insediata una piccola Comunità di Suore Riparatrici del Sacro Cuore che cominciarono da subito ad ammettere numerose novizie. San Fratello è stata anche la patria di grandissimi economisti come Giuseppe e Paolo RiccaSalerno e di  militari e uomini politici di rilievo. E' stata, perciò, da sempre una realtà abbastanza dinamica sul piano culturale, religioso e militare.
Se dovessimo tornare indietro di circa 100 anni e dovessimo entrare in carrozza in quella che un tempo fu la grande San Fratello, ci troveremmo innanzi un bellissimo paese siciliano con i suoi antichi quartieri abbarbicati alla maestosa Roccaforte, il palazzo del Comune posto dirimpetto al Campanile della Matrice illuminata dalle lampade a petrolio.Dalla parte bassa,alzando lo sguardo, saremmo sicuramente rimasti privi di parole nel contemplare la bellezza dell'altra grande chiesa sanfratellana, la Chiesa Madre di San Nicolò, anch'essa punto di riferimento di numerosi quartieri,attorniata da palazzi nobiliari e impreziosita da una balaustrata con i busti degli "illustri" che avevano fatto grande la storia del paese. 
Nel centro collinare erano presenti la Pretura, alcune antiche Biblioteche, numerose chiese, la sede della locale Prefettura che controllava un distretto di 24 Comuni. San Fratello non era un "paesino" qualunque,ma era un "capoluogo di mandamento" come ebbe a definirlo il professore Sebastiano Salomone, nella sua opera "Le Province Siciliane".                             
In alto erano riconoscibili ancora i resti di un castello fortificato,il Castello di San Filadelfio, risalente all'epoca Normanna, raso al suolo da un'altra grande frana verificatasi nel febbraio del 1745 più o meno a ridosso della zona colpita dal disastro del '22.
Un'altra frana..quella del 1745.
Un grave precedente sottovalutato.
Nel 1745 si era già fatto il nome di Acquedolci..
Proprio in  quella occasione, nel 1745, alcuni lo avevano paventato che un probabile smottamento grave sarebbe potuto ripetersi in futuro e da più parti si era ipotizzata una ricostruzione in un altro luogo. Già nel 1745 si parlava di ricostruzione in pianura, in località Acquedolci, nei pressi di una Torre di avvistamento. I più però si opposero a questa idea e così Francesco Ferdinando dei Palagonìa, che governava in quel periodo, sotto la pressione delle potenti famiglie dei quartieri colpiti dal disastro, alla fine cedette alle richieste di non delocalizzare il paese nei pressi della Torre di Acquedolci avviando, invece, una imponente ricostruzione negli stessi luoghi colpiti dalla prima frana.Un errore madornale che alterò ulteriormente il delicato equilibrio geologico di Roccaforte. Il principe di Palagonia permise, a chi era rimasto senza casa, di rientrare in possesso della stessa dopo un certo numero di anni col pagamento di una somma rateizzata e distribuì aiuti economici ai senzatetto. Nella stessa epoca perciò venne avviata la costruzione di nuovi quartieri a Valle.
Antico paese di San Fratello: Fonte Pierpaolo Faranda "Il Piano Acquedolci"
Dopo quel lontano fatto, San Fratello era stata ricostruita ed era stata capace di vivere un'epoca di enorme crescita e sviluppo edilizio e demografico. Una volta ricostruita e sfarzosamente arricchita, a fine '700, la cittadina entrava così nell'epoca del suo maggior splendore e della sua massima ricchezza, con una popolazione che oltrepassò nella seconda metà dell' '800 i 10mila residenti e continuava a crescere di anno in anno. Ma chi viveva e lavora nel centro collinare non sempre risultava registrato. Per questo motivo si ipotizza che,nei primi anni del '900, la popolazione effettiva oltrepassasse i 14 mila abitanti. Un vero e proprio apice demografico affiancato da una espansione edilizia non pianificata che aveva nel frattempo caricato il Monte di costruzioni, nuovi maestosi palazzi, edificati spesso da famiglie provenienti da altri centri vicini. Un peso enorme,insostenibile per un territorio già gravemente colpito da fenomeni di dissesto. Le rocce calcaree iniziavano a dare segnali di  cedimenti,a fine '800 si racconta di pozzi che si prosciugavano e di piccoli smottamenti prontamente "riparati".
I primi smottamenti: c'è un sindaco intervenne per  "contenere" i danni...

Nel 1870 il sindaco Alfonso Taormina aveva dovuto tamponare le emergenze di alcuni smottamenti a Valle, avviando i lavori di costruzione di un grandioso muro di contenimento che prenderà il nome di "Murata". Nel 1922 il disastro avrà inizio proprio quando a cedere sarà questo imponente muraglione che di fatto teneva fermo il paese. Il centro abitato insisteva su un territorio ormai compromesso dall'enorme peso delle costruzioni che erano spesso dotate di cisterne che avevano "cariato" la montagna. Lo storico Luigi Vasi esprime,nelle sue Memorie, tutto il suo disappunto e la sua protesta per un Paese che correva dietro le divisioni e  non interveniva a riparare le grosse crepe apertesi nei palazzi e nella Matrice dell'Assunta. queste crepe, ad inizio '900, erano così grandi da essere normalmente "riempite" addirittura con sedie e legname. Quell'anno, nel 1922, in seguito alle forti piogge ed alle abbondanti nevicate,la situazione precipitò improvvisamente e i piccoli smottamenti già attivi cominciarono ad innescare una diffusa situazione di instabilità geologica dell'intero Paese. L'intera montagna cominciò a cedere, a scivolare sotto il proprio peso  tra boati inquietanti e violenti tremori, un vero e prprio  "terremoto" come raccontavano gli anziani, che durò per  ore e ore. E' l'inizio della Grande Frana, la "Frèuna" del 1922, sinonimo per le popolazioni dei due paesi di San Fratello e Acquedolci, di terrore, angoscia e desolazione. Ormai  i superstiti sono quasi tutti scomparsi, ma i loro racconti  emozionati e malinconici vengono tramandati. Dedichiamo questo lavoro e questa memoria proprio a loro, ai nostri  padri che  videro in una notte di gennaio di 95 anni fa, la fine di un paese, la perdita dei riferimenti, il polverizzarsi dei ricordi di una vita.
8 gennaio 1922: San Fratello viene rasa al suolo! 
E' un disastro! 
95 anni fa il terrore corre lungo le strade.
Fu una emergenza umanitaria. Chi fuggiva in Marina non sapeva spiegare in italiano quello che di terribile era accaduto. I pochi a capire il dialetto galloitalico parlato dai disastrati furono i "sanfratellani di Marina" che diedero per primi i soccorsi. I primi aiuti giunsero dalla Società Operaia di Acquedolci, mentre i saloni e  i cortili del Castello Cupane diedero accoglienza a  centinaia di persone..migliaia di baracche precarie vennero allestite in  c.da Buonriposo ad Acquedolci ed in c.da Grazia a San Fratello. Nei ricordi c'è anche il racconto della messa in salvo del grande Crocifisso che ondeggiava sulla folla in fuga lungo le piccole viuzze..è il "Crocifisso della Frana" che verrà donato nel 1928 alla nuova Chiesa Madre di Acquedolci. Sembrava davvero "la fine del mondo". Nella mattinata l'ultimo "cupo rintocco", quello dell'antico Campanile della Matrice. Il crollo causò due vittime, un giovane accorso per salvare l'anziana madre.
"La catastrofica distruzione di San Fratello cominciò verso l'una di notte tra il 7 e l'8 gennaio 1922, quando, sotto raffiche di pioggia e di neve, si cominciò ad avvertire un agghiacciante scricchiolio di muri. Il paese era immerso nel sonno e nel buio dell'inverno tra i più rigidi di quel secolo. Nessuno tuttavia avrebbe immaginato cosa sarebbe accaduto di lì a poche ore e quale immane sciagura si sarebbe verificata allo spuntar del giorno.."
(tratto dal libro i "Personaggi storici di San Fratello" a cura di Salvatore Di Fazio)
Probabilmente il primo ad accorgersi di quello che stava accadendo fu un giovane avvocato che stava rientrando a casa e si rese conto che il terreno si apriva sotto i suoi piedi. Immediatamente avvisati  i militari dell'Arma , furono questi ultimi che lanciarono l'allarme, con colpi di pistola,intimando di abbandonare immediatamente le case. Nel frattempo iniziavano a suonare le campane delle  circa 15 chiese sanfratellane.Colti nel sonno, in migliaia si riversarono nelle piccole stradine. Afferrate  quelle poche cose care che riuscirono a strappare ai crolli si misero in salvo nelle campagne e nei pochi quartieri rimasti illesi,mentre palazzi, chiese e monumenti venivano risucchiati  nel  fango. Altri fuggirono verso le strade che consentivano di uscire dal paese. Proprio durante il disastro una bambina nasceva nel Palazzo Mammana. Dopo alcuni giorni, giunsero finalmente i primi soccorsi e quello che si trovano innanzi fu una situazione apocalittica. Il Governo Nazionale intervenne grazie all'immediato interessamento del Ministro della Guerra, il sanfratellano Antonino Di Giorgio. 

Nell'immagine: il luogo del disastro. 

Il paese era isolato perchè grossi massi si erano staccati dalla Roccaforte e avevano trascinato  con se  alberi e strade. Alcuni anziani morirono nei giorni seguenti per la paura ed il freddo. Tanti erano coloro i quali si ferirono nei crolli. Lo smottamento, inizato dalla parte a valle, coinvolse in poco tempo i quartieri Matrice e Badia che erano adagiati sotto la Roccaforte. Il movimento franoso, risalì verso il piazzale San Nicolò, coinvolgendo i quartieri Pescheria, Buglio e Terranova, lacerando le costruzioni spagnole della zona  denominata "Calvario", si arrestò a ridosso della navata nord di San Nicolò. In piena notte il vocio di migliaia di persone, i rumori agghiaccianti provenienti dalle profondità della montagna, il frastuono delle campane che davano l'allarme e il fracasso dei crolli, impressionarono i sopravvissuti. In realtà il movimento della montagna, causato dalla liquefazione delle rocce, fu fortunatamente abbastanza lento e si concluse dopo mesi, diede perciò il tempo alla popolazione di fuggire. Nei giorni successivi al disastro,i soccorritori vennero presi d'assalto dalla folla affamata. Le 20 mila scatolette di carne in conserva inviate dal Governo, non bastarono per tutti ed i convogli carichi di indumenti e coperte risultarono insufficienti. Nel frattempo intervenne anche la Santa Sede che, su indicazione di Pio XI, informato dal Ministro Di Giorgio, inviava  enormi quantitativi di riso e biscotti. Dai paesi vicini arrivava intanto pane e farina. Circa 2 mila sfollati vennero radunati nei pressi della Marina Vecchia di Acquedolci, accolti nei saloni e nei fienili del Castello Cupane, altri si accampano in ricoveri di fortuna in località Buonriposo. Circa 3 mila gli sfollati che vennero ospitati a Sant'Agata Militello. Furono però migliaia coloro i quali non vollero trasferirsi e si accontentano di dormire in fienili e lungo le strade. Nell'Atrio del Convento vennero forniti i primi soccorsi, data assistenza alle partorienti, conforto ai moribondi. Tantissimi sfollati si accamparono nei pressi del Cimitero di San Fratello, in località Grazia. La notizia del disastro fece il giro d'Italia.La Frana, impropriamente chiamata dai sopravvissuti "terremoto", cancellò le vie di comunicazione. Il punto  colpito dal dissesto idrogeologico da quel lontano 8 gennaio 1922 non si è mai fermato e continua  lentamente a scivolare verso valle di pochi centimetri l'anno.
Fonti: 
Salvatore Emanuele "I MIEI SEDICI LUSTRI"
Pierpaolo Faranda “Città giardino: il Piano Acquedolci”

Salvatore Di Fazio "Personaggi storici di San Fratello"
Fotografie storiche:Benedetto Rubino

Immagini attuali:Pippo Maggiore,Raffaella Nardone, Anna Delia Lo Balbo
Notizie dal Web : Carmelo Emanuele Sottolapietra Sito San Fratello
Immagine di copertina:la tela "IL RITORNO DELLA PRIMAVERA" di Ben Ventura

articolo e ricerca di Enrico Caiola-Acquedolci Politica

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