28 Novembre: si ricorda l’anniversario dell’Autonomia Amministrativa di Acquedolci, approvata dal Parlamento Siciliano il 12 Novembre del 1969 ed entrata in vigore alla mezzanotte di 44 anni fa

 
 
Acquedolci Politica - Quando le campane del Campanile iniziano a suonare ininterrottamente per 15 minuti,e quando questo avviene di notte, certamente qualche cosa di storico  sta succedendo. E’ quello che accadde  alle 22,10 circa del 12 Novembre del 1969, quando i giovani  collaboratori del parroco del tempo, nonché presidente del Comitato per l’Autonomia,Antonino Di Paci, appartenente ad una delle più ricche  famiglie sanfratellane,cominciarono a far suonare le  campane del grande  Campanile Acquedolcese. La gente non comprense subito quello che a 130 chilometri di distanza, nella bellissima Sala D'Ercole all'interno del Palazzo dei Normanni nella sede del Parlamento Siciliano, era  appena accaduto.

Era ancora vivo il ricordo della frana del’22 ,delle campane  che di notte allertarono la popolazione e  tutti  ricordavano benissimo  il suono delle campane  che avvisarono  l’imminente bombardamento  alleato del ‘43.

Adesso, nel 1969  il mondo viveva  la  grave tensione e  la nuova minaccia  della Guerra Fredda  con la pressione dell’URSS  sul confine italiano. Le Campane a distesa  di fatto scatenarono panico e confusione,in una Acquedolci  priva di televisioni e telefoni,dove le macchine si contano sul palmo della mano. E’ l’epoca  dell’Autonomia, Acquedolci  Frazione popolosissima è  agitata da quel sentimento  di indipendenza che da vent’anni circa anima  discussioni di Circoli e Società, comizi in piazze e litigi nei  marciapiedi .


In realtà  fino all’ultimo minuto la delegazione Acquedolcese recatasi a Palermo continuò a lottare per raggiungere  la Civica Indipendenza.  Dopo una giornata convulsa la decisione del Parlamento Siciliano  rischiava di arenarsi a causa della mancanza del Numero Legale necessario per la validità della seduta. Si cominciò a telefonare a casa degli onorevoli  per pregarli di recarsi  in Aula e fu  decisivo  in questo l’on. Giuseppe Celi che aiutò il  Presidente del Comitato Pro Autonomia a vincere questa battaglia. Grazie a Di Paci che finanziò  viaggi e  spese e grazie alla sua  incredibile e agguerrita  passione per il paese,ricordiamolo, Acquedolci ha avuto l’Autonomia, un’autonomia che ha garantito crescita e autodeterminazione ad un popolo dimenticato  fino a quel momento dalla gestione sanfratellana distratta e poco lungimirante.

Acquedolci  povera,arrabbiata e  tristemente SOLA, dimenticata proprio  da San Fratello, paese che avrebbe dovuto scommettere  sulla  frazione potenzialmente “strategica”. Un’occasione mancata e una potenzialità quella di Acquedolci, che forse  la politica sanfratellana  non seppe cogliere. Subito dopo la frana, infatti, il progetto di delocalizzazione che avrebbe potuto  costituire la grande occasione  di sviluppo  per l’intero  paese  collinare, venne ostacolato e in parte affossato proprio  per  le beghe  della politica sanfratellana e le invidie e gelosie tra gli opposti schieramenti che facevano riferimento ai due  grandi  ceppi sanfratellani, mentre a S. Agata di Militello si spostavano Pretura,Stazione e ospedale, originariamente progettati  ad Acquedolci per servire la “nuova San Fratello”.


Le resistenze e le avversità  cominciarono ad aumentare  negli anni ’40, poco prima della guerra, quando venne elaborato un  progetto (il documento 104 del 4 aprile del 1941) con il quale si definiva  l’assetto amministrativo dei due centri abitati, con la previsione  dello spostamento  in marina della sede  istituzionale del Comune. Negli stessi  mesi la Diocesi di Patti  e il vescovo del tempo  istituivano la quarta parrocchia sanfratellana, col titolo di Arcipretura con sede in Acquedolci, ponendola di fatto alla pari delle potenti  parrocchie sanfratellane che si contendevano da secoli a rotazione  il titolo che Acquedolci aveva invece  ottenuto in pochi anni. Non mancarono le polemiche,che trascinarono persino il clero locale. La guerra e la caduta della Monarchia bloccarono  il progetto per lo spostamento  in Acquedolci  della sede istituzionale del Comune e  si arrestò il progetto  di  edificazione pianificato nel 1922 grazie al gen.Di Giorgio.

La Frazione Acquedolci era adesso sola, con le ferite  dei bombardamenti  ancora  aperte e lottava  contro tutti per  ricevere servizi e  assistenza dall’amministrazione sanfratellana  che sembrava  sorda e disinteressata nei confronti dei circa 4500  cittadini  sanfratellani  della frazione.

A fare esplodere la  polemica in maniera eclatante furono i  finanziamenti per i Danni Bellici destinati in parte alla riparazione della Matrice  pesantemente danneggiata nell’agosto del ’43.  I soldi arrivarono  nei  primissimi anni ’50 da Roma ma   vennero  distratti  in altre opere e finirono con l’agevolare la grande speculazione edilizia dello Stazzone. Padre di Paci estromesso  dagli aiuti che lui stesso aveva  richiesto,e rimase solo  nella sua chiesa  priva di tetto e di orologio, in un paese privo di strade e  pieno di  opere incompiute. La sua  discesa in campo  a capo del Comitato pro Autonomia  fu per lui  una sorta di missione non più rinviabile e al suo fianco paradossalmente si schierarono tantissime famiglie  sanfratellane  trasferitesi ad Acquedolci  dopo il ’22.

Nei primi anni ’50  l’idea dell’Autonomia  aveva cominciato a coinvolgere le associazioni  “Società Operaia” e “Circolo dei Nobili”, fu decisiva l’azione del Capo  delegazione Salvatore Mazzullo,futuro primo sindaco e dei collaboratori e futuri sindaci di Acquedoci benedetto Di Giorgio e Antonino Galati. Dobbiamo anche  ricordare la figura dell’ing. Scaglione, sindaco sanfratellano eletto  grazie  al voto plebiscitario   della frazione acquedolcese che fu l’unico sindaco a  dedicare attenzione al popolo acquedolcese che  chiedeva servizi e  aiuti e che per questo fu costretto a dimettersi  negli anni ’50. Trasferitosi ad Acquedolci, fu proprio lui , quasi morente,ad esortare la popolazione a  lottare per l’indipendenza contro la “madre snaturata, san Fratello” che aveva abbandonato a se stessa la frazione e la sua gente e che subiva una politica cattiva che aveva fatto naufragare la sua amministrazione.


Le teorie  Autonomistiche sono state ispirate da un altro illustre figlio della nostra terra e artefice dell’Autonomia Siciliana, il prof. Paolo Ricca Salerno  sostenitorie della teoria economica dell’autosussistenza economica e della  finanza solidale  con un “capitalismo etico”  concetti  decisamente rivoluzionari persino nel mondo attuale.


Anniversario dell'Autonomia: ripartire dal cittadino per riportare la politica vicina alle reali esigenze, a difesa della Popolazione . Cooperazione con il popolo sanfratellano, con il quale va ridisegnata una relazione fruttuosa interrotta da errori e torti che gli Acquedolcesi abbiamo subito per decenni e che ci hanno fatto indignare negli anni '60. Lavorare instancabilmente per il superamento delle difficoltà quotidiane,delle invidie, delle arroganze, specialmente delle speculazioni economiche. Attenzione alle politiche occupazionali che sono carenti e questa è la più grave minaccia per i nostri paesi.
Cooperazione tra cittadini significa pace sociale e prosperità. Innanzi al Paese, affari e ritorsioni si interrompano per il bene di tutti! Auguri a tutti gli Acquedolcesi, sentitevi ORGOGLIOSI del Nostro paese bellissimo e solare, delle sue piazze, delle sue strade, di quello che tutti assieme abbiamo costruito continuando l'opera iniziata dai nostri padri.! Auguri a tutti gli acquedolcesi, vicini ed ai suoi figli lontani.
Auguri anche al popolo sanfratellano, che possa superare la crisi attuale e crescere con rinato entusiasmo e con spirito di cooperazione in un ottica di collaborazione e solidarietà con i vicini di casa che siamo fratelli, figli, amici.
Buona Autonomia!



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