ECONOMIA: Ecco perchè Mattarella ha detto no a Savona.

Il No di Mattarella sul nominativo di Paolo Savona, non è un capriccio.
Il Prof.indicato come Ministro avrebbe elaborato e dettagliatamente illustrato un Piano segreto per uscire dall'Euro in poche ore.
Una strategia economica dannosa e pericolosa per la democrazia.
Il Piano:Stampare 8 Miliardi di monete in poche ore, la dichiarazione improvvisa, il caos sui mercati ed il "collasso controllato" dell'economia italiana.
Quello che il mancato ministro Savona avrebbe messo a punto con la complicità di Matteo Salvini sarebbe stata una catastrofe per l'Italia, il cui sistema economico fa parte di un'economia continentale e per questo condiziona ed è condizionato dai mercati europei.
Mattarella non ha ceduto: "Difendo i risparmi degli italiani".
di Enrico Caiola
Preoccupazione per i risparmi di milioni di persone? Non sembra che questo fosse prioritario per l'ideatore della strategia. Mentre l'Italia affondava e milioni di persone si sarebbero ritrovati tra le mani risparmi in fumo e denaro privo di valore, si sarebbe scatenata la speculazione internazionale sui "minibond" che avrebbe "sbranato" il sistema lanciando nel caos economico e istituzionale il Paese in un momento politico debole ed instabile come quello che stiamo vivendo negli ultimi anni, si sarebbe scatenata una catastrofe istituzionale.
Dietro questa strategia che a quanto sembra i Cinquestelle non conoscevano,ci sarebbero gli accordi separati tra Salvini-Savona e investitori tedeschi ed austriaci di estrema destra.
Attenzione, quella che vi raccontiamo non è una Fake News. La notizia è riportata nelle ultime ore dai maggiori quotidiani nazionali, è stata oggetto di un Convegno a cura del prof. Savona e visitando questo link è possibile visualizzare nel dettaglio il "Piano per uscire dall'Euro" senza tanti perchè. 
Stampare 8 miliardi di monete nel giro di poche settimane, operare nella massima segretezza,improvvisamente far scattare il D- Day. L'annuncio in un venerdì sera a mercati chiusi per lanciare il lunedì mattina la Nuova Lira svalutata, debole, in preda a speculazioni che avrebbero causato il collasso e la svalutazione improvvisa cui sarebbe seguito un parziale default del debito. Pochi minuti prima dell'annuncio della "mossa italiana", un preavviso all'Fmi e le maggiori banche centrali impreparate in vista della riapertura dei mercati. Ecco il Piano "illustrato" e scritto dal ministro mancato prof. Paolo Savona, un piano pericoloso e dagli imprevedibili effetti sulla democrazia nazionale. Ecco spiegato il NO di Sergio Mattarella già al corrente della strategia "suicida" ed a conoscenza della "ricetta segreta" di Savona indicato ministro dell'Economia e fortemente sostenuto da Matteo Salvini che si tiene in contatto con gruppi di estrema destra tedeschi. Un Piano diabolico che avrebbe potuto scatenare il caos, piuttosto che difendere il risparmio delle famiglie,tutelando e garantendo ovviamente gli speculatori. La "Guida Pratica per uscire dall'Euro" è stata pubblicata nelle scorse ore e la strategia che doveva rimanere segreta è ormai rilanciata da numerosi quotidiani. "Qualcuno" ha "salvato" l'italia? Sicuramente qualcuno ha salvato la Repubblica! Emergono infatti due analogie storiche. La prima si riferisce al "No" di Mattarella, una decisione che non integra assolutamente gli estremi previsti dagli articoli 92(sulla nomina dei Ministri) e 90 ( a proposito della messa in Stato d'Accusa del Capo dello Stato per "alto tradimento" e "attentato alla Costituzione" che di fatto non sussistono ma continuano ad essere sostenuti dai leader Meloni e Di Maio che evidentemente disconoscono la materia e hanno fatto dichiarazioni frettolose). Il No del Capo dello Stato ha precedenti storici clamorosi. Il più famoso "No" riguarda il veto che Sandro Pertini nel 1979 espresse alla nomina di Clelio Darida alla Difesa. A incassare il rifiuto senza tante polemiche, l'allora Presidente del Consiglio incaricato Francesco Cossiga, che lo sostituì con il Dc Attilio Ruffini. Ci sono perciò i precedenti storici che confermano  l'esistenza di questa  "convenzione costituzionale" attuabile da parte del Presidente della Repubblica.
La seconda analogia è storica e fa paura. Nella Germania degli anni venti dello scorso secolo, durante la Repubblica di Weimar, venne varato il "piano Dawes" che assicurava ampi finanziamenti alle imprese tedesche ricorrendo proprio al cambio della moneta. E così, improvvisamente, nonostante accordi internazionali avessero regolato i rapporti economici tra gli stati appartenenti alla "Società delle Nazioni" esistente all'epoca, il vecchio marco fu sostituito improvvisamente dalla nuova moneta che si chiamava "Rentenmark". Lo scenario politico confuso, la debolezza dei partiti e delle istituzioni di governo, le speculazioni e la mancata tutela del risparmio dei tedeschi, scatenarono una "sofferenza" economica dei ceti più deboli che innalzò il livello di malessere sociale. La produzione industriale si dimezzò e le fabbriche cominciarono a licenziare milioni di operai. Nel 1932 la Repubblica era ormai ridotta ad uno zimbello ed era tutto pronto per l'ascesa di Adolf Hitler che raggiunse il potere facendo leva sul populismo e la propaganda che affascinava la popolazione che viveva gravi disagi economici. Meglio evitare questi scenari, ricordando la frase ripetuta spesso dal Presidente della Repubblica emerito Sandro Pertini, preferire "alla più perfetta delle dittature, la più imperfetta delle democrazie."
-l'approfondimento-
Ecco il "Piano Savona". 
Era stato presentato ed illustrato ad un convegno della Link University Campus di Roma.
di Claudio Cartaldo-Il Giornale.it
Si tratta di un vero e proprio decalogo per anti-europeisti. Un insieme di spiegazioni sul perché l'Italia dovrebbe prendere seriamente in considerazione l'idea di abbandonare la moneta unica, preparare un "piano B" ed usarlo nelle trattative con le altre cancellerie del Vecchio Continente come "deterrente nei confronti delle controparti europee".
Le slide, facilmente reperibili in internet (https://scenarieconomici.it/il-piano-b-per-litalia-nella-sua-interezza/) e scovate dall'HuffingtonPost, sono chiare. Si parla di una linea "alternativa di politica economica", che non dovrebbe portare necessariamente all' Italexit, ma che è uno spunto per una "nuova era economica sovrana". Ecco: sovrana. Ed è proprio su questa parola che si gioca la scelta di Matteo Salvini,non è più disposto a fare passi indietro sulla sua lista di ministri.
Ma torniamo alla guida pratica. Gli autori scrivono chiaramente che in Ue si è imposto "il modello economico tedesco" che ha portato l'Italia ad avere un cambio troppo forte, che ora può essere risolto solo con svalutazione e inflazione. "La costruzione dell’Ue attraverso la leva dell’articolo 11- si legge - rappresenta una forzatura giuridica. Il riscatto della sovranità economica e monetaria e il ritorno alla situazione pregressa al divorzio Tesoro/Bankitalia (1981) sono, nei fatti, l’unica scelta compatibile con la Costituzione, la quale prevale sulle norme e sui trattati europei".
Ed ecco allora le mosse teorizzate dalla nuova "economia sovrana": Si parte dalla nazionalizzazione di Bankitalia, "conferendo tutti i poteri di cui una Banca Centrale può disporre, ad iniziare dalla sua funzione di prestatrice di ultima istanza a supporto del fabbisogno finanziario dello Stato, influendo sui tassi di interesse sui titoli di Stato e ad adottare il metodo d’asta con il sistema ’marginale’". Poi va reintrodotta l'Iri "con le originali funzioni di assistenza finanziaria e tecnica alle aziende italiane in difficoltà". E poi la Banca d'Italia deve assumere la funzione di prestatore di ultima istanza a supporto del fabbisogno pubblico e agendo sul cambio, con la revoca del divorzio e l'obbligo di intervento in asta. E ancora occorre "agire per frenare una svalutazione eccessiva" ed "evitare di manipolare il valore della moneta e consentire il cambio libero" perché "una stabilizzazione è nell'interesse delle nostre controparti esterne".
Nelle slide si parla inoltre della divisione tra le banche d'affari e quelle commerciali, l'abbandono dell'autonomia di Bankitalia dal Tesoro (che può intervenire direttamente su banche e istituti assicurativi) e dello stralcio dell'articolo 81 della Costituzione nella parte in cui si obbliga lo Stato a garantire un pareggio di bilancio. Infine, per minimizzare l'impatto sui conti pubblici di un'uscita dall'euro, l'Italia dovrebbe "annunciare la ridenominazione del debito in Lire", rinominare i bilanci delle banche nella moneta nazionale, verificare se fosse necessario dichiarare default se la sostenibilità del debito fosse a rischio e, in questo caso, attuare "una moratoria sul servizio del debito pubblico fino a quando la riduzione del debito verrà negoziata con i creditori" (cioè una rinegoziazione).

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