Grotta di San Teodoro: Sito Preistorico e Paleontologico di Sicilia.

In tutta l'Isola i siti preistorici sono 17, quello di Acquedolci è il più antico e misterioso, ma anche il più trascurato.
La Grotta ha restituito ai ricercatori alcune tra le sepolture più antiche del Mediterraneo.

Ci sarebbero le condizioni per il riconoscimento da parte dell'UNESCO, un'occasione unica per tutti i Nebrodi. 
Ad Acquedolci potrebbe essere consegnato comunque il calco di Thea.
Sito Preistorico e Paleontologico della Grotta di San Teodoro:una storia che ha inizio intorno al 10.000 a.C.
di Enrico Caiola
Amministrazione Comunale e Università della Sicilia lavoreranno assieme per raggiungere un obiettivo ambizioso e prestigiosissimo, che è quello dell'inserimento del sito preistorico e paleontologico di Acquedolci, nella lista dei beni "patrimonio dell'umanità" dell' UNESCO. Ed è effettivamente da questo luogo straordinario che dobbiamo partire per raccontare la storia di Sicilia. Ad Acquedolci troviamo infatti le primissime tracce sull'isola della presenza di nuclei umani organizzati. In questa Grotta affascinante, che deve il nome ai monaci Basiliani che la abitarono intorno al IX secolo d.C., gli antichi abitanti dell'Isola cacciavano e lavoravano la pietra in epoca preistorica. Dal punto di vista scientifico ci troviamo nell' ultimo periodo del Paleolitico Superiore Italiano comunemente chiamato Epigravettiano finale. E' un'epoca importantissima per l'evoluzione umana post glaciale nel Mediterraneo.
E' proprio qui, nei pressi di quello che è stato definito il "Grande Sasso", che intorno al 1940 dello scorso secolo sono state trovate numerose sepolture. Sono cinque i crani rinvenuti e due gli scheletri dei quali uno è eccezionalmente completo. E' la testimonianza più importante della presenza umana in Sicilia. Il ritrovamento dei resti di un essere umano di circa 30 anni, alto 163 cm alla quale è stato attribuito il nome di Thea per collegarlo a quello della Grotta, ha di fatto consentito una ricostruzione approfondita dei primissimi abitanti della Sicilia e consente oggi di conoscere l'alimentazione ma sopratutto i rituali delle sepolture, consistenti nella deposizione del defunto in una fossa poco profonda in posizione supina oppure sul fianco sinistro, circondato da ossa animali, ciottoli ed ornamenti composti da collane fatte con denti di cervo. Tutte le sepolture furono ricoperte da un leggero strato di terra e, al di sopra, fu sparsa dell'ocra. E' il segnale che le comunità umane preistoriche, stanziatesi nella Grotta, avevano già maturato un sentimento di rispetto e pietà nei confronti dei defunti. 
Dare massima protezione al sito fin troppo trascurato e incentivare la ricerca sui resti riportati alla luce appare essere l'impegno emerso a conclusione del Convegno dedicato ai "Tesori della preistoria siciliana nella Grotta di San Teodoro ad Acquedolci". Si punta adesso al non facile riconoscimento da parte dell'UNESCO. Durante l'intensa giornata organizzata dall'Amministrazione Comunale è stata inaugurata la nuova sede dell'Antiquarium Comunale. Erano presenti il magnifico Rettore dell'Università di Catania, prof. Francesco Basile, insignito della cittadinanza onoraria del paese, e numerosi docenti universitari degli Atenei siciliani che, durante gli anni hanno condotto campagne di scavo nell'importante sito preistorico. Il Rettore dell'Università di Catania ha confermato che sulla Grotta c'è una convergenza di intenti da parte delle tre Università siciliane e si può lavorare per addivenire ad un riconoscimento che sicuramente sarebbe occasione di grande rilancio per i Nebrodi.
Al Convegno era presente anche la prof.ssa Laura Bonfiglio, già docente di Paleontologia all'Università di Messina e direttrice per decenni di numerose campagne di scavo che hanno consegnato alla scienza un patrimonio fossile immenso. "Quando siamo arrivati qui-ci ha spiegato la professoressa- avevamo come dati di riferimento i dati e i rilevamenti del Barone Anca che scoprì la Grotta nel 1859. Era stato lui a procedere con un grande scavo nella parte anteriore del sito. Eravamo anche in possesso dei dati dei prof. Graziosi e Maviglia che, tra il 1937 ed il 1942, avevano recuperato gli scheletri umani dei quali un paio si trovano al Museo Gemellaro di Palermo, gli altri sono invece sparsi in tutta italia,come viene spiegato nei pannelli illustrativi che si trovano nell'Antiquarium di Acquedolci".
I sette scheletri umani ritrovati sono quasi certamente tra le sepolture più antiche dell'area del Mediterraneo. Ad Acquedolci sono ritornati alla luce anche antichi manufatti litici la cui datazione è da collocare in un epoca compresa tra l' 8.000 ed il 10.000 a.C.. "Abbiamo definito le campagne di scavo precedenti,in modo tale da procedere a nuovi scavi in porzioni di Grotta inesplorate- spiega la prof.ssa Laura Bonfiglio- Un grande Sasso , già individuato dal Graziosi,è stato al centro dei nostri interventi. ci siamo attestati nella zona di questa grande pietra, scavando sul lato opposto rispetto alle precedenti campagne esplorative. Ed è qui che abbiamo trovato un numero enorme di nuovi resti fossili. Una prima trincea venne scavata nel '98,i ritrovamenti hanno un valore scientifico eccezionale e ancor'oggi, dopo decenni, sono oggetto di studio da parte di università italiane e inglesi."
Nonostante nella storia della Grotta si siano verificati, purtroppo, fenomeni di saccheggio di reperti e addirittura le stalattiti sono state completamente asportate,va dato il merito alla prof.ssa Bonfiglio di avere intuito, in controtendenza rispetto all'epoca nella quale si svolsero le campagne di scavo, l'importanza di lasciare nel sito un numero enorme di reperti. 
"Si tratta di reperti unici, sparsi in tutto il Pianeta- ha spiegato il prof.Valerio Agnesi, direttore del Museo Geologico Gemmellaro- dopo essere stati riportati alla luce, solo alcuni ritornarono in Sicilia,gli altri sono ormai acquisiti al patrimonio dei Musei che li ospitano. Ai tantissimi ragazzi che vengono a visitare  lo scheletro di Thea mostriamo anche l'altro cranio, quello di Theo, raccontando  loro che erano  fidanzati  per riuscire ad incuriosirli ed affascinarli . In realtà ci sono i resti di altri cinque  esseri umani sparsi per l'Italia e purtroppo non è probabile  che tornino mai più in Sicilia perchè sono ormai acquisiti ed inventariati  nel patrimonio di altri musei. Va però precisato che non furono depredati, il problema era che in passato i ricercatori che vennero ad Acquedolci  per condurre le campagne di scavo,erano colleghi di altre università , sopratutto da Firenze,come il Graziosi,perchè a Palermo all'epoca nessuno si occupava di antropologia umana. Vennero perciò portati fuori per studio, in  prestito, ma purtroppo il temporaneo  rimase alla lunga definitivo. E' già tanto che siamo riusciti faticosamente a recuperare lo scheletro di Thea ed il cranio di Theo che adesso sono visibili al Gemellaro" (nell'immagine una ricostruzione dello stile di vita nella Grotta con Thea e Theo)
Quello di Acquedolci è tuttavia oggi un importante e raro "museo Paleontologico" a cielo aperto. Lungo le trincee di scavo, protette da vetri antiproiettile, sono custoditi i resti di migliaia di animali come elefanti, iene, cervi, cinghiali, ippopotami, asini e persino alcuni cavalli nani ormai estinti. Da Thea ci spostiamo perciò in un'epoca ancora precedente, un tempo nel quale il livello del mare era più alto e numerosi animali popolavano un bacino lacustre che si sviluppava dove oggi sorge la fertile campagna. E' necessario però intervenire quanto prima per garantire interventi di manutenzione e ripristino dei sentieri e delle strutture che proteggono le trincee. A tale proposito la prof.ssa Bonfiglio ha lamentato che durante gli anni, l'Ente Parco dei Nebrodi ha quasi dimenticato di investire sul Sito e che tutti gli interventi sono stati finanziati dall'Amministrazione di Acquedolci e dall'Università di Messina.
Non solo Preistoria..L'area della Grotta ha restituito anche resti di vasellame appartenente ad un' epoca più recente che viene identificata come il periodo ellenistico-romano. La prof.ssa Gabriella Tigano ha relazionato sulle tracce di manufatti rinvenuti in tutta l'area urbana della moderna Acquedolci. Si tratta di ulteriori ritrovamenti che confermano una storia del territorio che attraversa tutte le epoche storiche dalla Preistoria ai moderni impianti urbanistici della "Garden City" pianificata dopo la Frana del '22, passando attraverso l'epoca Romana e Medievale con il Castello Cupane ed il borgo settecentesco della Vecchia Marina.

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