TASI: tariffe troppo alte.Famiglie usate come "Bancomat". Le ACLI tirano le orecchie alle Amministrazioni Comunali che non aiutano le famiglie.

In Italia 897 Comuni hanno deciso di portare a zero la Tasi (tributo servizi Indivisibili) sulla prima casa mentre, nei restanti 6.508, l’aliquota media è dell’1,95 per mille. I Comuni che non hanno deliberato applicheranno l’aliquota dell’1 per mille; 

Nel Comune di Acquedolci, l'Amministrazione non sta  intervenendo in aiuto delle famiglie e  sta  rivelando  un forte  disinteressamento in materia di politica  sociale  per per le fasce più deboli (giovani, anziani e  disabili).
L'Aliquota TASI è fissata ad Acquedolci nella misura del 2,00XMille sull'Abitazione Principale e relative pertinenze, comprese le unità immobiliari equiparate (con detrazione 100euro per l'abitazione principale). Si è stabilito di fissare l’aliquota dell’1,00XMILLE anche sui  fabbricati rurali ad uso strumentale e per tutte le altre categorie d’immobili. 
Si tratta di una delle aliquote più alte  d'Italia, mentre nei comuni  vicini come Torrenova e Capo d'Orlando i Consigli Comunali  stanno  provvedendo ad azzerare gli importi del tributo, per venire in contro  alle difficoltà  delle famiglie. 
(E.C.)
______________________________________
Assenza totale di agevolazioni per i figli e per i portatori d’handicap, drasticamente ridotte rispetto a quando c’era l’Imu sulla prima casa. 
Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli è intervenuto in maniera dura  «Questo è molto grave, contravviene al principio della progressività dell’imposizione fiscale. E se si va a vedere nel dettaglio, le residue agevolazioni sono anche di minore entità».
(nella foto:Gianni Bottalico-Presidente della ACLI)

Il Presidente della  Associazioni Cristiane dei lavoratori italiani definisce la TASI  un "Bancomat"con cui i Comuni fanno cassa, a danno dei ceti più deboli e in particolare  delle famiglie numerose con figli. 
Per le famiglie, in fin dei conti, era più conveniente la famigerata Imu sulla prima casa. 
Una presa di posizione  forte che si basa sui dati riferiti alla Tasi elaborati dai Centri di assistenza fiscale (Caf) delle Acli. 
Secondo le Acli, che a margine del loro incontro di studi in corso a Cortona (nella  foto)  hanno presentato l’indagine condotta sui 7.405 Comuni italiani (su 8.057) che hanno deliberato in merito, «l’imposizione fiscale sulla casa» viene usata «quasi come una sorta di bancomat, mettendo in forte difficoltà famiglie e imprese, soprattutto i ceti più deboli».

 
I cittadini pagano le politiche di austerità
I comuni che non hanno deliberato applicheranno l’aliquota dell’1 per mille; tra gli altri 7.405 solo 897 hanno deciso di portare a zero la Tasi sulla prima casa mentre, nei restanti 6.508, l’aliquota media è dell’1,95 per mille.
«Valutando nell’insieme le delibere Tasi – commenta Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli – si percepisce come i comuni, su cui lo stato ha scaricato gran parte degli oneri delle politiche di austerità, con i tagli ai trasferimenti statali, si siano rivalsi sui cittadini».
 
Colpite le famiglie con figli
A peggiorare la situazione, la vicenda delle agevolazioni, drasticamente ridotte rispetto a quando c’era l’Imu sulla prima casa. Detrazioni per i figli o per i portatori di handicap, legate alla rendita catastale o al reddito del proprietario sono state previste, in misura variabile, in appena il 36 per cento delle delibere comunali e, in particolare, solo 869 comuni hanno detrazioni extra per i figli.
«E' molto grave – osserva Bottalico – contravviene al principio della progressività dell’imposizione fiscale. E se si va a vedere nel dettaglio, le residue agevolazioni sono anche di minore entità». Le detrazioni per i figli rappresentano un caso emblematico perché, se «nel precedente sistema di tassazione sulla casa erano applicate su tutto il territorio nazionale e a partire dal primo figlio», ora «con la Tasi solo poco più di un decimo dei comuni le prevede e spesso queste scattano solo dopo il terzo o quarto figlio».

Incertezze per i bilanci delle aziende
Le conseguenze della nuova imposta si fanno sentire anche nel mondo del lavoro. Circa un comune su due, infatti, ha deliberato la Tasi anche per gli immobili locati e per quelli che servono ad attività agricole, produttive, industriali e commerciali.
Le Acli la definiscono «addizionale Imu» perché va ad aggiungersi all’Imposta municipale (Imu) istituita nel 2012, subentrando all’Ici, e che in questi anni non ha certo ridotto il suo peso.
«È un clima d’incertezza – lamenta Stefano Tassinari, vicepresidente e responsabile lavoro delle Acli – che pesa sulle attività produttive, non consentendo sviluppo e progettazione. Parlare di ripresa dell’occupazione, infatti, significa guardare al futuro. Ma finché avremo una condizione in cui ogni territorio usa strumenti di misura diversi non è possibile fare chiarezza e favorire nuovi investimenti». 
Tassinari richiama la necessità di un «rapporto di fiducia tra cittadini e stato», che richiede «una promessa reciproca, mentre ora non è chiaro perché si paga quest’imposta, all’infuori del fatto che è l’ultima possibilità che un comune ha per sopravvivere». Per cambiare davvero passo non bastano annunci e provvedimenti spot: servono misure chiare e condivise, e soprattutto uguali per ogni parte d’Italia.

(Fonte:Difesa del Popolo- settimanale Diocesano di Padova

Commenti