Caronia, Tre giorni di fuoco a Canneto

L'Università degli studi di Palermo studierà il caso.

«Sapevamo che i fenomeni non erano mai cessati del tutto, ma dopo dieci anni ci speravamo. Questo è un colpo durissimo per tutti noi. Significa ripiombare all’inizio di un dramma che ha già segnato la nostra vita». Nino Pezzino parla senza rabbia e senza angoscia. Dalla sua casa e da quella di sua madre sono ricominciati gli incendi misteriosi che già nel 2004 avevano seminato il panico a Canneto di Caronia. Anzi, per essere precisi, in via Mare, una striscia di terra larga una cinquantina di metri e lunga un centinaio, chiusa tra spiaggia e ferrovia.
Un fazzoletto di terra raggiungibile attraverso un piccolo cavalcavia che si collega con la statale 113. È territorio di Caronia, ma a due passi dal comune di Santo Stefano di Camastra, una zona che ha risentito duramente del completamento dell’autostrada Messina-Palermo che ha tagliato il commercio «di passaggio». In via Mare si trovano una dozzina di case, molte delle quali a piano terra e primo piano, attaccate una all’altra. Ci vivono in quaranta, anche se qualcuno raggiunge la frazione solo d’estate. Dopo il 2004, l’anno in cui Canneto balzò alla cronaca internazionale per i misteriosi incendi per autocombustione, qualcuno ha venduto, qualcuno è morto. «Su 40 residenti - precisa Pezzino, che già durante i fenomeni di 10 anni fa rappresentò gli interessi degli abitanti - quattro sono morti di cancro ed altri tre hanno affrontato la malattia. Ovviamente non ho elementi per dire se vi siano collegamenti con quanto è successo, ma di sicuro il numero fa riflettere».
Da tre giorni nel quartiere quei pensieri terribili tornano nella mente di tutti. Gli incendi sono ripresi e per certi versi più violenti rispetto al 2004 e la gente trascorre la notte in alcune verande di fronte casa, dormendo a turno, per garantirsi l’immediato intervento quando scoppia l’incendio o si attivano i sensori. In 48 ore sono stati 18 i casi da annoverare come «inspiegabili», alcuni dei quali gravissimi. Sei incendi hanno colpito l’abitazione a piano terra di Lorenzina Di Pane. Due solo ieri: prima una cesta di vimini contente ricami ed oggetti di plastica, tenuta in un piccolo sgabuzzino e trovata incenerita; poi, nel pomeriggio, l’improvviso incendio di un divano letto.
Fuochi che seguono fili dei contatori sciolti dall’interno, prese elettriche liquefatte e televisori che esplodono senza essere collegati alla corrente o senza traccia di fuoco vivo. «All’inizio - dice Cettina Siragusano, residente in via Mare - dall’Enel ci dicevano che secondo loro si trattava di un corto circuito, ma questo tratto di strada ha visto gli impianti sia interni che esterni alle abitazioni rifatti dalla protezione civile regionale solo 8 anni fa. È impossibile che si verifichino guasti con così tanta frequenza». «In sostanza - dice Paolo Folisi, responsabile comunale di protezione civile - questa zona è colpita da campi elettromagnetici violentissimi che non si comprende da dove arrivino. È come stare in un forno a micro onde».
Il sindaco Calogero Beringheli trascorre ormai le sue giornate con gli abitanti di Canneto, telefonando a Carabinieri, Prefettura, Regione, Arpa, Protezione Civile e vigili del fuoco. Vuole interventi e protezione per la sua gente. E poi, con una lettera inviata alla Presidenza del Consiglio, chiede notizie sul comitato interistituzionale avviato nel 2005 sulla base dell’ordinanza della stessa Presidenza del Consiglio, risalente al 29 aprile di quell’anno. Un’ordinanza mai revocata per lo studio dei fenomeni di Canneto. «L’Arpa sarà qui già nelle prossime ore per sistemare le prime centraline - dice il sindaco - ed è un primo risultato, insieme al presidio dei vigili del fuoco. Gli altri enti stanno richiedendo materiale ed informazioni e mi auguro non perdano tempo perché vogliamo sapere cosa sta accadendo. Proprio in queste ore ho incassato la disponibilità del Dipartimento Deim (Energia, ingegneria dell'informazione e modelli matematici) dell’università di Palermo ad occuparsi del caso. È un passo importante perché siamo convinti che la zona sia sottoposta a fasci elettromagnetici, la cui origine va chiarita». Già, perché i residenti, sin dal 2004 hanno lasciato che i le voci rincorressero le ipotesi più bizzarre, come la presenza del demonio o degli Ufo. Ma in cuor loro hanno avuto il sospetto che si tratti di strumentazione tecnica a colpire l’area. Vincenzo Catalano, che vive all’inizio di via Mare, lo dice quasi sussurrando: «Ormai ci sentiamo vittime di qualcosa più grande di noi».
Segio Granata, Giornale di Sicilia

Commenti