Studio Confedilizia: fino al 2011 tenuta del mercato immobiliare, con l'IMU il crollo

Nel 2012 il passaggio dall’Ici all’Imu, con il contestuale aumento dei moltiplicatori catastali, ha generato a carico di famiglie e imprese l’effetto di una patrimoniale straordinaria di 355 miliardi di euro, causando una massiccia caduta, oltre che del numero di compravendite, dei valori degli immobili. E con l’introduzione della Tasi a partire da quest’anno, sugli italiani graverà una patrimoniale pari al 25 per cento del Pil.

È quanto sostiene uno studio presentato oggi dalla Confedilizia nel corso di una conferenza stampa alla quale ha partecipato, con il presidente Corrado Sforza Fogliani, il prof. Francesco Forte, emerito di Scienza delle finanze, autore della ricerca.
Fino al 2011 tenuta dell'occupazione e del Pil
Lo studio – CLICCA QUI - evidenzia che la crisi in Europa che ha generato caduta del Pil, disoccupazione, deficit di bilancio, crisi debitorie private e pubbliche e gravosi processi di aggiustamento, che ora rendono difficile la ripresa, è stata innescata dallo scoppio della bolla finanziaria che aveva provocato negli Usa un artificioso gonfiamento del settore immobiliare e dei titoli connessi e si è propagata con analoghe crisi in Irlanda, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Grecia. L’Italia ne aveva subìto il contraccolpo ma sino al 2011 aveva avuto una tenuta dell’occupazione e del Pil superiore alla media del Sud dell’Europa dovuta al fatto che non aveva avuto la crisi del settore immobiliare. Le banche italiane avevano molto debito pubblico, ma non avevano sofferenze nel credito edilizio, con le famiglie e il patrimonio immobiliare privato che garantivano l’economia pubblica.
Crollo dell'immobiliare con l'introduzione dell'Imu
Con l'introduzione dell'Imu nel 2012 e ora con la Tasi, il Governo – anche per via della pressione dei Comuni – ha creato la crisi da cui l’economia di mercato era scampata.
Riduzione degli investimenti per 14 miliardi
Lo studio dimostra anche come in connessione alla caduta del mercato immobiliare si sia verificato un grave effetto recessivo e una massiccia perdita di occupazione. Gli investimenti si sono ridotti di 14 miliardi (quasi un punto di Pil) e, essendo molto alto il loro effetto di moltiplicatore della domanda, si può dire che ciò ci ha fatto perdere in un biennio un punto e mezzo di Pil, mentre la caduta di 400mila addetti nell’occupazione diretta e indotta ha generato una disoccupazione del 50% di quella totale del medesimo periodo.

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