ACQUEDOLCI: le dimissioni di Giuseppe Salerno " E' venuta meno la collaborazione"-scrive e definisce il Gruppo Gallo una "coalizione di maggioranza che sta meschinamente fallendo". Il testo integrale delle dimissioni dal Gruppo.

Fallimento,"comportamenti sciagurati",mancanza di condivisione,mutui a carico delle  future  generazioni.  
La critica  di  Salerno  è pesantissima  e  ci  dipinge il  sindaco  come  un dittatore che  ha tradito l'elettorato e i concittadini con la sua arroganza ed il suo menefreghismo per il paese.
Sotto accusa la  mancata collegialità  all'interno del  gruppo, le spese poco  chiare, ma anche i 40mila € liquidati  ai  componenti  della  Giunta mentre le  famiglie  "stringono la  cinghia" e i precari  non  ricevono stipendi da tre mesi .  
Ancora  la TARES e  il  LUNGOMARE .
 "L’unico ruolo a cui sono rilegati i consiglieri di maggioranza -scrive Salerno - è quello di soddisfare le imposizioni, a volte anche lesive per chi le riceve, (servitori dello stato compresi) dettate da colui che dovrebbe solo ed esclusivamente occuparsi degli elementari bisogni della nostra comunità. Mi dispiace, ma la mia professione di formatore di coscienze mi impedisce di accettare situazioni simili."
Salerno, ribadiamo, si  è dimesso  dal  gruppo  di maggioranza, ma  rimane  consigliere indipendente dando  di fatto   vita  ad un gruppo  autonomo  che  voterà  in piena autonomia gli argomenti  che  verranno  trattati  in Consiglio. 
Attesa  per la  convocazione del  Consiglio  Comunale .

(E.C.)


Si divulga   il testo  integrale della  lettera  protocollata  dal Cons. Giuseppe Salerno.



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 Fonte: Giuseppe  Salerno- Consigliere  Comunale di Acquedolci

Al Capo Gruppo di Maggioranza
Dott. Giuseppe Occhiuto
e.p.c. A tutti I Consiglieri Comunali di maggioranza

Ill.mo CAPO GRUPPO, con la presente Le comunico la mia decisione irrevocabile di dimettermi dal gruppo consiliare di maggioranza e della contestuale uscita dal gruppo “Coesione Forza e Continuità” con decorrenza immediata. 
Dopo una seria e decisa riflessione, sono determinato a tale decisione in quanto ho preso definitivamente atto della mancanza delle condizioni per svolgere in maniera seria e costruttiva il ruolo di sostegno all’esecutivo.
Dal primo giorno del nostro insediamento, a mio modesto parere, è sempre venuta meno quella collaborazione necessaria, all’interno del gruppo, finalizzata a scelte politico-amministrative rivolte a porre in essere i contenuti del programma presentato e sottoposto all’attenzione della cittadinanza. Nutro sentimenti di stima e di affetto verso la Sua persona, ma educazione e pacatezza non bastano a svolgere il ruolo delicato (proposto dal sottoscritto) che Lei svolge.


Rimango più che mai convinto che il ruolo del capogruppo rivesta un’ importanza fondamentale all'interno della coalizione, in quanto funge da anello di congiunzione fra consiglieri e amministratori, favorisce la condivisione di scelte e garantisce il ruolo di indirizzo e controllo, compiti, questi ultimi, mai praticati all’interno del gruppo che lascio senza rimpianti. L’unico ruolo a cui sono rilegati i consiglieri di maggioranza è quello di soddisfare le imposizioni, a volte anche lesive per chi le riceve, (servitori dello stato compresi) dettate da colui che dovrebbe solo ed esclusivamente occuparsi degli elementari bisogni della nostra comunità. Mi dispiace, ma la mia professione di formatore di coscienze mi impedisce di accettare situazioni simili.
Una coalizione di maggioranza che sta meschinamente fallendo ogni giorno sempre di più, e il sottoscritto sente con angoscia di continuare a tradire i sogni e le aspettative di quanti hanno continuato a darmi fiducia riempiendo le urne con il mio nome.
Una mancanza di condivisione, che, nei fatti mi ha impedito anche di replicare alle osservazioni ed agli attacchi, a volte giusti e condivisibili, provenienti dai banchi dell’opposizione.
Insomma, è venuta a mancare una funzione indispensabile per lo svolgimento dell'attività politico-amministrativa di maggioranza che, di fatto, ha impedito il confronto all'interno della coalizione. 
Il motivo che ha trasformato il mio travaglio interiore in imbarazzo è stato il sentir affermare dal capo dell’amministrazione che “i cittadini devono stringere la cinghia” e pagare, fregandosene dei vari “Prometeo”che schierandosi con i contribuenti promettono rateizzazioni. E’ certamente curioso sentire certe affermazioni fatte da chi, sordo ai suggerimenti del sottoscritto circa l’onesta opportunità di assegnare un contributo straordinario nel periodo natalizio appena trascorso alle fasce più bisognose della cittadinanza, condivide poi la determina di assegnazione somme agli amministratori per oltre 40.000 euro il giorno 20 dicembre 2013 ,fregandosene se chi tiene in piedi il baraccone come i precari devono ancora ricevere le buste paga relative a tre mensilità tredicesima esclusa.
Al Presidente del Consiglio, al quale ho chiesto la convocazione di un consiglio comunale urgente, voglio dire che non esiste argomento più importante che la normale soddisfazione dei bisogni degli individui che vivono in una comunità. Convochi quando vuole il suo consiglio ma sappia che nel frattempo centinaia di famiglie vivono con l’assillo delle scadenze di inizio anno. La classe operaia e imprenditoriale acquedolcese vive un momento di enormi difficoltà, certamente colpa di chi, per sciagurati comportamenti sociali e politici, ha perso ogni contatto con gli organi sovra-comunali che dovrebbero finanziare le opere pubbliche di una normale comunità che paga le tasse. L’unica opera pubblica, benché utile, che i posteri potranno riconoscere all’attuale amministrazione è quella del lungomare. Uso criticamente il termine “posteri” perché a pagare il mutuo saranno anche le future generazioni. L’asilo nido, la metanizzazione, l’acquedotto, le somme della vendita del bosco restano per i cittadini di Acquedolci chimere irraggiungibili. Una comunità virtuosa dovrebbe coltivare politiche di aggregazione giovanile, incentivare la pratica sportiva, favorire processi di crescita economica e sociale. Bastava soltanto una piccola parte delle migliaia di euro spesi in modo dubbio e inutile per l’operazione palme, per accendere i fari del campo sportivo e illuminare la passione di quanti credono nei valori dello sport. 
Infine, a chi mi ha dato fiducia e, allo stesso modo, a tutti i cittadini voglio far sapere che la mia azione di consigliere comunale continuerà sempre con la stessa onesta passione votando, di volta in volta, le proposte che considererò più utili alla crescita sociale ed economica della nostra comunità. Resta chiaro che verrà indebolita la funzione di indirizzo, del resto sempre ignorata (stiamo ancora aspettando la sistemazione delle aree dell’ex asilo infantile votata all’unanimità dall’intero consiglio) ma vi assicuro che la funzione di controllo, come sempre, continuerà ad essere esercitata con spirito vigile ed appassionato. Speravo, forse con presunzione, a proposito del nome che porta il gruppo di maggioranza, di incrementare la FORZA, cementare la COESIONE e spezzare la CONTINUITA’. Ma, come tutti sappiamo, il lupo perde il pelo ma non il vizio. 
Acquedolci li 05/02/2014

"Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant'è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte."  

(Dante  Inferno Canto I)
                                                                                                                    
                                                                                                                                                                                cons. Giuseppe Salerno

Commenti

  1. Cover Dantesca

    A spasso e divagando nel


    CANTO IV del PURGATORIO

    Dei saggi, io non m’era accorto, quando
    venimmo ove quell’anime ad una ad una
    gridaro a noi: "Qui è vostro dimando" ?

    Noi l’abbiam detto molte volte e ancora,
    che siam come corpo nudo in su’ le spine
    e l’uom che su noi veglia piagne l’ignavia

    dei politici ch’el premier sogliono contender.
    Lo duca mio, e io appresso, soli, volevam
    concertar da noi la fitta schiera e si partìre.

    Con l’ale snelle e con le piume leggère
    del gran disio, di retro a quel condotto
    la speranza mi dava e facea lume.

    Noi salavam per entro ’l sasso rotto,
    e d’ogne lato ne stringea lo stremo,
    e piedi e man volea il suol di sotto.

    Poi che noi fummo in su l’orlo a lo stremo
    de l’alta ripa, a la scoperta piaggia,
    "Maestro mio", diss’io, "che via faremo?".


    Ed elli a me: "Nessun tuo passo caggia;
    pur su al monte dietro a me acquista,
    fin che n’appaia alcuna scorta saggia".


    Io era lasso, quando cominciai:
    "O dolce padre, volgiti, e rimira
    com’io rimango sol, se non restai".

    "Figliuol mio", disse, "infin quivi ti tira",
    additandomi un balzo poco in sùe
    che da quel lato il poggio tutto gira.

    Sì mi spronaron le parole sue,
    ch’i’ mi sforzai carpando appresso lui,
    tanto che ’l cinghio sotto i piè mi fue.

    A seder ci ponemmo ivi ambedui
    vòlti a levante ond’eravam saliti,
    che suole a riguardar giovare altrui.


    Era in sul far sera e il sol a tramontar.
    Li occhi prima drizzai ai bassi liti;
    poscia li alzai al sole, e vidi ch’era levante.

    Ben s’avvide il poeta ch’ïo stava
    stupido tutto al carro de la luce,che
    non a ponente ma a levante iva.

    Ond’elli a me: "Se Matteo e Silvio
    fossero in compagnia soli eletti
    del lor lume condurian la giusta via,

    tu vedresti il Zodïaco rubecchio− tricolore
    più stretto rotare, fuor del cammin vecchio.
    Come ciò sia, se ’l vuoi poter pensare,

    sì, ch’amendue hanno un solo orizzòn
    e non diversi emisperi; ond’è la strada
    primaria che da lor dev’esser carreggiata,


    vedrai come a costui convien che vada
    da l’un, quando a colui da l’altro fianco,
    se lo ’ntelletto tuo ben chiaro bada".

    "Certo, maestro mio", diss’io, "unquanco
    non vid’io chiaro sì com’io discerno
    là dove mio ingegno parea manco,

    che ’l mezzo cerchio del moto superno,
    che s’appella Grillo è deleterio in alcun’arte,
    e che sempre riman tra ’l sole e ’l verno,


    Ed elli a me: "Questa montagna è tale,
    che sempre al cominciar di sotto è grave;
    e quant’om più va sù, e men fa male.

    Però, quand’ella ti parrà soave
    tanto, che sù andar ti fia leggero
    com’ andar per veloce leggera nave,

    allor sarai al fin d’esto sentiero;
    quivi di riposar l’affanno aspetta.
    Più non rispondo, e questo so per vero".

    E com’elli ebbe sua parola detta, una voce
    stridula sonò: “Se sbagli o non osi il mio dir,
    a pedate t’arrovento il cul e ti faccio fuori!

    Al suon d’esto canto ciascun di noi si torse,
    e vedemmo a mancina un gran petrone,
    del qual né io né ei prima s’accorse.

    Ivi eran persone ad ascoltar la concione
    che si stavano a l’ombra dietro al sasso.
    Mentre un’uom crinito a sermonar stava,

    Un di lor, che mi sembiava lasso,
    sedeva e abbracciava le ginocchia,
    tenendo ’l viso giù tra esse basso.


    Salvatore Emanuele - Firenze

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